25.05.06 19:50
carloi
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e ora il blog del convegno |
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momento x momento, x raccogliere i feedback dei partecipanti e rilanciare il dibattito durante il convegno, dal blog videoproiettato alle nostre spalle. Come una lavagna interattiva. O uno specchio... Per espandere il dialogo Qui ed ora. E nella rete, lasciando traccia. --
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26.05.06 10:05
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un buon esempio di gioco partecipativo per la cittadinanza digitale: un geoblog http://www.glocalmap.to |
26.05.06 10:14
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ma quand'è che inizia? dice Samara |
26.05.06 10:21
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Il tasso di ritardo consueto permette due osservazioni preliminari. La facoltà di architettura di Ascoli è bellissima ma è poco segnalata. Arrivarci è un colpo Edoardo |
26.05.06 10:54
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ma quand'è che inizia? dice Samara |
26.05.06 10:56
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è iniziato, ora sta parlando edo... è una battaglia che è sempre esistita. Quale? quella della partecipazione alla cosa pubblica |
26.05.06 11:02
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il tema del divario inteso come diversità/distanza racchiude la causa e la soluzione del conflitto. Il nesso è la conoscenza: il processo che scendendo nel dettaglio finisce per rovesciare la concezione dello spazio mentale/ fisico dentro il quale collochiamo la nostra identità. La dimensione che ci divide diventa la dimensione che ci unisce. |
26.05.06 11:14
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qual'è l'antidoto da porre nei confronti di un'informazione che va nella direzione opposta della conoscenza? |
26.05.06 11:18
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lancio una citazione che può essere utile è di T. Eliot qual'è la conoscenza che perdiamo nell'informazione? ma dice anche qual'è la sapienza che perdiamo nella conoscenza? |
26.05.06 11:23
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Rosario Culmone invita a tenere presente la differenza tra informazione e diffusione della conoscenza dicendo che lo scopo originale della rete è piuttosto diffondere saperi. Auspica che questo ritorno possa essere all'origine di un progetto di cooperazione che porti a superare il digital divide. |
26.05.06 11:29
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gianfranco bucich www.atlantedinumerielettere.it/ |
26.05.06 11:59
carloi
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Teresa Marasca. docente di disegno dell'Aba, presenta la mostra dei disegni degli allievi dell'Accademia. Andiamo a vedere: è molto bella. Così chi non è venuto impara... |
26.05.06 12:27
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le foto del convegno scattate in prima mattinata le trovate cliccando sul testo-incipit in cima alla pagina. Andate su CONTINUA... |
26.05.06 12:34
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Men voy. Scusate, ci teniamo in contatto via blog. Grazie e buon lavoro. Edoardo |
26.05.06 12:59
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si riprende! |
26.05.06 13:03
carloi
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26.05.06 13:04
carloi
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Anna Verducci, Direttrice dell'Accademia di Belle Arti di Macerata. L'ambiente artistico rappresenta una posizione privilegiata rispetto alla comunicazione, poichè da sempre vi si affrontano queste tematiche. Anche se dalle Avanguardie Artistiche ('900) in poi è decaduto il concetto delle "beaux Arts", ed è diventato molto più difficile comunicare l'arte, quello della comunicazione resta il nostro campo di applicazione specifico. Le Accademie hanno dovuto affrontare una importante evoluzione culturale. Oggi si volgono a sviluppare il concetto di "comunicazione intuitiva", affiancando questa attività alle pratiche artistiche tradizionali. |
26.05.06 13:08
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presentazione del progetto playbeckett realizzato il 12-05-06 all'Accademia di Belle Arti di Macerata. |
26.05.06 13:10
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spiegazione del progetto playbeckett nei mondi attivi. |
26.05.06 13:14
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GLOCAL: pensare globale, agire locale |
26.05.06 13:17
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l'attesissimo e atecnologico break. |
26.05.06 13:19
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l'occhio onnipresente della telecamera. |
26.05.06 13:51
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Abbasso Microsoft!!! |
26.05.06 13:53
carloi
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Licia Canigola, Assessore alle Politiche della Pace della Provincia di Ascoli Piceno. Sui problemi della comunicazione (da completare...) Le Comunanze Picene: Licia Canigola ricorda e propone la rivalutazione di una sapiente e antica forma di organizzazione locale: le comunanze picene, in cui gli interessi dei singoli sono in armonia con quelli della collettività: tratto da 'Le comunanze dei Sibillini fra XVII e XIX secolo: uso delle risorse e conflitto di interessi' di Olimpia Gobbi http://www.ecn.org/usi-ait/tes... e da 'Le comunanze picene' di Joice Lussu http://www.ecn.org/usi-ait/tes... Licia Canigola, Assessore alle Politiche per la Pace della Provincia di Ascoli Piceno. |
26.05.06 13:53
carloi
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Pace nel mondo. Emergency, Gruppo volontari di Ascoli Piceno Sisa Merciai "La prima battaglia è quella che si vince sul teleschermo" anonimo L'informazione in tempo di guerra. Azione non violenta e la capacità di comunicazione che può avere tale azione. La protesta non violenta ha dalla sua parte la forza della ragione basata sul consenso e sull'esempio, ed è capace di propagarsi con i mezzi più disparati, dal dialogo faccia a faccia alla posta elettronica al quotidiano on line. Il lavoro capillare di informazione e divulgazione della cultura di pace dei gruppi di volontari di Emergency il link a emergency http://www.emergency.it/index2... |
26.05.06 14:09
carloi
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La creativita a portata di "mano" Disquisizioni sui processi creativi e l'unicità del segno. Presentazioni di libri oggetto ed elaborati didattici degli allievi del corso di Disegno dell'Accademia di Belle Arti di Macerata "La mano è azione:afferra crea,e a volte si direbbe che pensi. In stato di quiete non è un utensile senza anima...La mano ha fatto l'uomo. Alta nel vento, aperta e spartita come un ramo lo ha spinto a dominare i fluidi... pare di vedere l'uomo dell'antichità respirare il mondo attrverso le mani, tendere le dita per farne una rete atta ad afferrare l'imponderabile" (H.Focillon - Vita delle forme seguito da Elogio della mano,Einaudi) Quanto è debitore il pensiero estetico, logico,progettuale, analitico e la comunicazione al lavoro della mano? A quali risultati e progressi l'umanità sarebbe approdata se i pensieri che l'uomo è stato capace di elaborare mentalmente fossero rimasti pensieri senza mani? Teresa Marasca |
26.05.06 15:16
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lancio una citazione che può essere utile è di T. Eliot qual'è la conoscenza che perdiamo nell'informazione? ma dice anche qual'è la sapienza che perdiamo nella conoscenza? grt: 'la sapienza è l'applicazione della conoscenza quindi quello che perdiamo è la libertà....la libertà dall'ignoranza del non fare...del non agire...del non andare!' |
26.05.06 15:40
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Stefano Catucci: "Pace: la sensazione che la pace sia fatta solo di belle parole...un'idea astratta" |
26.05.06 15:42
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come educare gli uomini per metterli nella condizione di non farsi guerra? |
26.05.06 15:43
carloi
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l'avventura del pensiero ecco un buon spunto |
26.05.06 15:43
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Freud: l'avventura del pensiero... l'impulso aggressivo della violenza è un tratto ineliminabile. Come combinare queste pulsioni con il pensiero della Pace? |
26.05.06 15:45
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ipotizzare che nell'uomo esistano due pulsioni: Eros (piacere) e Thanatos (il principio di morte e distruzione) |
26.05.06 15:47
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l'avventura del pensiero ecco un buon spunto |
26.05.06 15:47
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Si può lavorare direttamente per la Pace lavorando sulla pulsione di Vita |
26.05.06 15:51
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alleghiamo i disegni! |
26.05.06 15:51
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eccone un altro! pamela & vivien |
26.05.06 15:52
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l'avventura del pensiero ecco un buon spunto |
26.05.06 15:52
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Pace nel mondo. |
26.05.06 15:53
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Non c'è parola di comunicazione che non lavori contro la guerra, se ce la rende anche solo esteticamente insopportabile |
26.05.06 15:55
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Comunicare la scienza... |
26.05.06 15:55
carloi
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26.05.06 15:56
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L'invenzione dell'atomica: una condizione per cui per la prima volta nella storia si sarebbe potuto creare qualcosa che avrebbe condotto ad un punto di non-ritorno |
26.05.06 15:57
carloi
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Riccardo Piergallini, Silvia Benvenuti e Gianfranco Bucich: comunicare la scienza |
26.05.06 15:58
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S.B.: polemica contro il concetto di "divulgazione della scienza" |
26.05.06 15:58
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Comunicare la scienza... |
26.05.06 15:58
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La verticalizzazione della conoscenza, l'idea che le persone debbano essere in qualche modo "civilizzate" |
26.05.06 16:00
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le isole del sapere... isole galleggianti? |
26.05.06 16:00
carloi
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Silvia Benvenuti: L'isola del sapere non è un luogo a cui approdare... DIVULGAZIONE, ISOLE E MODELLO VENEZIA: Divulgazione: questo termine, tanto comune quanto fuorviante, evoca un modello ben preciso di trasferimento delle conoscenze, verticale, top down (dall’alto verso il basso), basato sull’idea che il pubblico, ignorante, debba essere alfabetizzato e portato ad un grado “sufficiente” di conoscenza scientifica. Presupposto teorico di un tale approccio è che esistano due soli gruppi veramente rappresentativi: gli scienziati (depositari della conoscenza) e il pubblico indifferenziato dei non esperti (recettori passivi, privi di conoscenza pregressa), cui idee e risultati ritenuti rilevanti vengono meramente “tradotti”. Tale modello fu inizialmente adottato dal Public Understanding of Science, movimento nato nei primi anni ’80 nel mondo anglosassone per promuovere la diffusione della cultura scientifica: gli scarsi risultati raggiunti per tale via hanno però condotto il PUS ad una decisa autocritica, e costretto i teorici della comunicazione della scienza ad investigarne i difetti, al fine di elaborare modelli di comunicazione alternativi e più efficaci. Tra i difetti maggiori del modello deficitario ne evidenziamo tre: 1) quando due gruppi sociali entrano in comunicazione, il flusso di informazioni significative non è mai monodirezionale, pena l’interruzione del ponte comunicativo; 2) il pubblico non esperto non è affatto omogeneo, ma è piuttosto composto da una molteplicità di pubblici diversi, cui bisogna rivolgersi con modalità di volta in volta diverse (es. scienziati di altre discipline, autorità istituzionali, burocrati, industriali, politici, membri di ong, giornalisti, opinion makers, pubblico generico); 3) tali pubblici non hanno come unico referente lo scienziato, ma dialogano tra loro in modo più o meno esplicito (es. movimenti ambientalisti e istituzioni dialogano per stabilire le modalità della ricerca biotecnologica; religiosi e grande pubblico dialogano per stabilire quale ricerca sia eticamente sostenibile, ecc.) Si delinea cioè l’immagine di un arcipelago di gruppi sociali in cui tutte le isole sono collegate da ponti che veicolano flussi di informazione in entrambi i sensi: è il cosiddetto modello Venezia. Non c’é una sola isola centrale, così come non c’è una sola isola periferica: i diversi “attori” stabiliscono cioè un sistema di comunicazione a più centri, tutti interconnessi tra loro, e i ponti comunicativi tra le varie isole sono tutti bidirezionali e determinati da molti parametri quali valori, visioni del mondo, obiettivi, aspettative, conoscenze specifiche, modalità comunicative. Ovviamente alcune isole sono più importanti di altre, ed alcuni ponti comunicativi più rilevanti e trafficati. Tuttavia, ciascun ponte è essenziale, e solo uno sguardo di insieme fornisce una “fotografia” della città. Ne deriva, dunque, che 1) non esiste un solo modello di comunicazione della scienza: il modello che consente di connettere l’isola A con la B, può rivelarsi inadeguato per connettere la B con la C; 2) bisogna tener conto di ogni singolo ponte, ovvero, fuor di metafora, è significativo ogni segmento di comunicazione pubblica della scienza (es. non solo scienziati-pubblico generico, ma anche politici-giornalisti, ambientalisti-pubblico generico, ecc...), anche se qualità ed intensità della comunicazione variano da ponte a ponte e da isola a isola. Su tutto ciò aleggia la consapevolezza che la comunicazione della scienza è delicata, difficile e peculiare in quanto soggetta ad un forte vincolo: la scienza moderna è sempre più “difficile”, in quanto sempre più lontana dal senso comune, ed espressa con un linguaggio logico-formale molto distante da quello di ogni giorno. Pertanto, nell’ambito della comunicazione della scienza vale una sorta di principio di indeterminazione, che ci dice che non è possibile esprimere un concetto scientifico, contemporaneamente, con la massima comunicabilità e il massimo rigore. Aumentando la comunicabilità si perde inevitabilmente un po’ di rigore, e viceversa: questo porta spesso gli scienziati ad essere radicalmente critici nei confronti della comunicazione pubblica della scienza, e addirittura a definirla “un’attività che va criticata e scoraggiata”. Una posizione anacronistica, a mio parere: la scienza pervade oggi ogni singolo aspetto della nostra vita, dalle scelte in campo medico a quelle energetiche, dalla gestione urbanistica del territorio alle grandi reti di trasporto, ed io ritengo che sia un dovere, da parte di chi produce conoscenza, renderla pubblica, condividerla e farne patrimonio collettivo, in una ricerca di risposte e di spiegazioni che porti ad una crescita vera della società tutta. Il problema grosso, piuttosto, è capire come comunicare e come trovare le chiavi giuste per mettersi in gioco. |
26.05.06 16:05
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R.P. alcune riflessioni e provocazioni: Uno dei grandi problemi che sta vivendo la scienza è lo stretto affiancamento alla tecnologia |
26.05.06 16:06
carloi
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Comunicare la Scienza: Silvia Benvenuti, Riccardo Piergallini e Gianfranco Bucich Nella comunicazione della scienza è necessario tenere conto non solo del "sapere alto", ma bisogna creare un processo di scambio con i vari contesti a cui è rivolta la comunicazione. |
26.05.06 16:07
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La scienza come fenomeno culturale: è necessario un incontro con la cultura umanistica |
26.05.06 16:08
carloi
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Silvia Benvenuti RETE E RISCHIO: La rete, è innegabile, costituisce una straordinaria opportunità di crescita intellettuale e conoscitiva. Tuttavia non è esente da rischi. In particolare, mi sembra opportuno riflettere sui seguenti punti 1) qual è il rapporto tra informazione e conoscenza in una società che, tramite la rete, può distribuire una quantità esorbitante di informazioni? Uno degli assunti (para)filosofici degli entusiasti della rete è, più o meno tacitamente, la sostanziale coincidenza tra informazione e conoscenza. Chiaramente, non esiste conoscenza senza informazione. Tuttavia, è altrettanto chiaro che perché l’informazione diventi conoscenza è necessaria l’attività di un soggetto in grado di metabolizzarla, tale informazione. Ciò che conta davvero non è quindi l’accumulo di informazioni, ma ciò che ne consente la metabolizzazione, che la rete difficilmente può catalizzare. 2) quali sono i rischi della ridondanza? In linea di principio la rete consente l’accesso a tutte le informazioni che ci servono. Di fatto, però, ci sommerge con valanghe di informazioni di cui NON abbiamo bisogno. E, per dirla con Borges, “non c’è nulla di meno accogliente di un palazzo in cui tutto ci viene messo a disposizione”. Mi sembra che ci sia questo, anche, alla base di quella irrequietezza percettiva che ci fa passare dalla curiosità alla noia, nell’incapacità di prestare attenzione a lungo ad uno stesso messaggio Dobbiamo dunque necessariamente dotarci di meccanismi di filtro, a tamponare l’inevitabile insofferenza alla ridondanza. 3) fino a che punto la rete è “democratica”? Il numero di utenti attivi di internet è circa il 10% della popolazione mondiale: stando così le cose, come è possibile pensare che possa prospettare modelli plausibili di nuova società? Dirlo è banale, ma avere la possibilità teorica di fare qualcosa non implica affatto che ne esista la probabilità soggettiva. |
26.05.06 16:09
carloi
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Riccardo Piergallini: Uno dei rischi maggiori è l'uso improprio della Rete, se la comunicazione vuole essere partecipata e non soltanto fruita e consumata... E' irresponsabile incentivare questo andamento. la sindrome da carenza di attenzione è un segnale di un malessere che possiamo solo rendere più grave. Se questo ambiente diventa, come è già per i giovanissimi, completamente assorbente e si sostituisce all'ambiente reale, dobbiamo riflettere.. |
26.05.06 16:10
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L'aspetto tecnologico è molto oltre ciò che noi siamo in grado di metabolizzare |
26.05.06 16:13
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Si rischia che esista solo e tutto ciò che appare in rete, anche cose che in realtà non esistono... |
26.05.06 16:15
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la rete concentra l'attenzione sull'aspetto della comunicazione... su ciò che è confezionato meglio. la forza della comunicazione diviene l'unica fonte di legittimazione |
26.05.06 16:18
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Su internet (gli aspetti negativi di) forse la domanda è: Visto che la guerra non si può fare, come piegare la situazione ad una qualche utilità sociale? Questo è uno dei nuovi pericoli che gravano sulle giovani generazioni. E' necessario invertire la tendenza... |
26.05.06 16:19
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peer to peer o pirla tu pirla? |
26.05.06 16:20
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fermate il mondo? qualcuno vuole scendere |
26.05.06 16:20
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la parola d'ordine deve essere RALLENTARE. Rallentare i ritmi, anche della ricerca scientifica. Si è persa la dimensione culturale delle persone, la possibilità di farsi un'idea chiara ... |
26.05.06 16:22
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il coraggio di dire con chiarezza che è opportuno riequilibrare qualcosa di decisivo: la conoscenza |
26.05.06 16:22
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Oggi stiamo esasperando la ricerca scientifica a beneficio di una piccola parte dell'umanità, trascurando tutto il resto |
26.05.06 16:23
carloi
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La dimensione culturale della scienza è difficile da comunicare perchè viene utilizzata una codifica tecnica incomprensibile per i non addetti ai lavori. C'è qualcosa che però rende vicini lo scienziato l'artista: è l'aspetto creativo...questo aspetto è ciò che è veramente necessario comunicare |
26.05.06 16:25
carloi
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ANCORA SULLA COMUNICAZIONE DELLA SCIENZA: CARTA EUROPEA, EUROBAROMETRI E DISSEMINATION Informare si: ma come? e perché? “I ricercatori dovrebbero assicurare che le loro attività di ricerca siano rese note alla società in senso lato, in modo tale che possano essere comprese dai non specialisti, migliorando in questo modo la comprensione delle questioni scientifiche da parte dei cittadini. Il coinvolgimento diretto dell’opinione pubblica consentirà ai ricercatori di comprendere meglio l’interesse del pubblico nei confronti della scienza e della tecnologia e anche le sue preoccupazioni” Lo leggiamo nella carta europea dei ricercatori, alla voce Impegno verso l’opinione pubblica, e lo recepisce (almeno in parte), il nostro ateneo, che assegna ai dipartimenti il compito di “favorire, con l’aiuto dell’ufficio comunicazione, la divulgazione dei risultati all’esterno” Informare, dunque: ma come e perché? L’Eurobarometro 2005 disegna il quadro di un’opinione pubblica fortemente interessata alla scienza e generalmente fiduciosa nei confronti degli scienziati, e tuttavia denuncia ancora un gap di comprensione tra questi e la società: il cittadino europeo si sente male informato, e rivendica il diritto di essere coinvolto nel processo decisionale che governa la ricerca. Informare, quindi, perché l’opinione pubblica lo chiede, e soprattutto perché ne ha diritto: in una società del rischio, come la definisce il sociologo Ulrich Beck, in cui l’immagine della scienza come un sapere certo e affidabile è ormai irrimediabilmente superata, il cittadino non può più accettare di subire scelte verticistiche - sia pur supportate dalle opinioni di esperti riconosciuti - senza essere adeguatamente informato e coinvolto. Fin qui, il perché. Ma l’aspetto più delicato è forse il come. In qualità di ricercatori, non siamo formati a comunicare i nostri risultati ad un pubblico di non esperti. Per questo, improvvisandoci comunicatori rischiamo di cadere in molte trappole, prima tra tutte quella di credere di avere davanti un pubblico ignorante e vuoto, da riempire con nozioni semplificate, in un opera, letteralmente, di divulgazione. Non è questo che ci viene chiesto: per tornare ai risultati dell’ultimo Eurobarometro, si registrano forti critiche al modo in cui gli scienziati si rivolgono al pubblico, monologando invece di dialogare. La Carta lo dice chiaramente: è necessario ascoltare il pubblico, per capirne le preoccupazioni. Per imparare a farlo, ci servono consigli e mediatori: per questo, a livello europeo, si moltiplicano da una parte manuali diretti agli scienziati, che insegnano le regole base della cosiddetta dissemination, e dall’altra gli uffici comunicazione, ormai obbligatori in qualunque ente di ricerca. È un grosso impegno, per tutti: ma altra strada con qualche possibilità di successo non esiste. Silvia Benvenuti |
26.05.06 16:25
carloi
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La dimensione creativa della scienza è l'aspetto che mi ha affascinato e più stupito. L'idea di "Arte Scienza Pace" è il risultato di questa sorprendente scoperta. Nadia B. |
26.05.06 16:26
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Blogcronaca! |
26.05.06 16:40
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bloccare, fermare...rallentare. no, l'unica vera avventura umana è la scoperta |
26.05.06 16:41
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Atlante di numeri e lettere Il problema della comunicazione tra competenze disciplinari diverse. Aziende, ricerca, arte |
26.05.06 16:44
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L'eccesso di specializzazione, che ha costruito il nostro mondo, porta a perdere il senso reale delle cose |
26.05.06 16:48
carloi
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Gianfranco Bucich: "A questo punto, la rete, con la sua enorme capacità di diffusione delle informazione, può, deve, essere indirizzata a diffondere le idee che vengono dal basso... |
26.05.06 16:54
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e mentre la storia sempre prosciuga l'ormai secco pozzo dell'invenzione un'affannosa e debole preghiera cerca di rimandare la conclusione "Il resto la prossima volta" "Questa è la volta" gridarono le voci felici. Nacque così il Paese delle Meraviglie Lentamente, uno per uno, i bizzarri eventi furono spiegati Anche da qui, l'auspicio che insieme possiamo rendere finalmente reale il nostro paese delle meraviglie Give peace a chance Edoardo |
26.05.06 17:00
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L'emisfero sinistro (la logica) è il protagonista della nostra era. Nella mia didattica mi trovo a dover cercare di "disattivare" questo emisfero per riportare gli allievi alla creatività, alla curiosità... Non ci sono materie che insegnano ad equilibrare l'uso dei due emisferi... Teresa Marasca |
26.05.06 17:02
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La potenza dell'informazione.., il post è uscito tre volte, non so perché, ne approfitto per un upgrade: ovviamente il testo è di Lewis Carroll... ancora saluti |
26.05.06 17:04
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Lester Brown |
26.05.06 17:05
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S.B. Per fare matematica sono necessarie entrambe: razionalità e creatività, poichè è necessario non solo "capire", ma anche "immaginare", l'idea matematica |
26.05.06 17:05
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Einstein e Freud |
26.05.06 17:10
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le nuove generazioni: gli automatismi tecnologici inaridiscono la capacità di comunicazione |
26.05.06 17:24
carloi
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Tutto ciò che è marginale trova nella rete un luogo dove manifestarsi. Nella rete spuntano continuamente nuove comunità. Stefano Catucci |
26.05.06 17:43
carloi
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Carlo, quando parliamo del progetto "www.asp-piceno.org"? Nadia ........................... L'invito a partecipare al progetto WWW.ASP-PICENO.ORG ...una iniziativa da realizzare all'interno della nostra Università: Si tratta di un progetto studentesco di ricerca permanente, che prevede la cooperazione tra studenti di diversi indirizzi, scientifici e artistici, tecnici e umanistici, che ci può consentire di affrontare tematiche di nostro interesse, nei modi che riusciremo ad inventarci, sperimentando nel web. Il tema è "La via creativa ad una Società dell'Informazione solidale e partecipata"; l'idea è quella di attuare un percorso che ci potrebbe condurre attraverso aree inesplorate della comunicazione, se riusciremo a costituire un gruppo d'avanguardia che sappia avvalersi sinergicamente delle risorse tecniche e creative di cui dispone. Diversi docenti, anche della nostra Università, hanno aderito. Avremo quindi la loro collaborazione e la possibilità di far riconoscere i risultati ottenuti quali elementi del percorso di studio (stage universitario, tesi, ecc.). Il prossimo 26 maggio ci sarebbe l'occasione di verificarne la fattibilità. Ti allego infatti il programma dell'incontro-convegno che stiamo organizzando (all'interno della facoltà di Architettura), al quale sono invitati a partecipare gli studenti Unicam, gli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Macerata e i volontari di vari gruppi, tra cui Emergency e Amnesty international. Spero che troverai interessante questo progetto e che potrai partecipare, aiutandoci a realizzarlo. Nadia (studentessa del corso di Informatica di UNICAM) |
26.05.06 17:45
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Rosario Culmone osserva che gli strumenti che stiamo utilizzando (blog ecc) sono stati progettati anni fa! Ma dove è arrivata allora oggi l'informatica? E soprattutto, dove sta andando? |
26.05.06 17:55
carloi
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26.05.06 18:34
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Unicam e Regione Marche hanno lavorato molto sul web semantico, mi pare, riferito alle pubbliche amministrazioni. Si tratta di studi applicabili anche ad altre realtà? e |
27.05.06 15:23
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Dopo il convegno ci siamo diretti al Teatro ‘Serpente Aureo’ di Offida per partecipare all'installazione multimediale di Ennio Bertrand a cura di Mario Savini. A seguire qualche fotografia dell'installazione e il rinfresco. |
27.05.06 15:27
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ecco un'altra foto dell'installazione (senza cavalletto come si può notare!), prima invece i protagonisiti, pesci rossi. -Vivien |
27.05.06 15:35
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Qualche momento catturato al rinfresco... -Vivien |
27.05.06 15:40
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Sempre il rinfresco... |
27.05.06 15:50
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Durante il rinfresco la Prof. Marasca è riuscita a convincere il custode di Santa Maria della Rocca a farci fare un mini tour della chiesa. Decisi e diretti verso la chiesa, ho fatto un ultimo scatto al teatro. |
27.05.06 15:56
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E per concludere la giornata la visita a Santa Maria della Rocca. Ecco il nostro gruppo lì davanti. -Vivien |
28.05.06 1:51
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grazie vivien! le tue foto della codalunga del convegno ad offida sono preziose |
30.05.06 15:53
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dopo il convegno tutti a Offida x l'installazione di Ennio Bertrand. Un sottile teatro d'ascolto. Qui http://www.extrart.it/articolo... trovi dettagli |
30.05.06 18:39
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Cara Nadia, credo che il convegno sia stato un successo. Abbiamo parlato di: * multimedialità * blog * uso del Web * ecc. Si è evidenziato che i "creatori" di queste diavolerie si siano "dissociati" dal loro "maldestro" utilizzo. Tradotto significa che coloro che hanno pensato gli strumenti non immaginavano tutti i loro possibili utilizzi. A mio avviso le cose che non sono andate bene nell'arco degli ultimi anni sono: Causa-> L'introduzione dell'"informatica" nelle scuole da parte di personale non adeguatamente addestrato. Conseguenze a breve termine-> Ubriacatura di ipertesti, multimedialità. Uso stumentale dell'informatica per la produzione di ipertesti che contengono tante foto, tanti suoni, poco testo, pochissimo contenuto. Ottima opera editoriale ma scarsissimi risultati didattici Conseguenze a lungo termine-> E' possibile realizzare opere multimediali che non hanno ALCUN contenuto culturale Causa-> L'introduzione dei questionari a risposta multipla. Conseguenze a breve termine-> Produzione di libri di testo che includono test per verificare le conoscenze acquisite. Libri di testo che sulla falsa riga degli "Hiperlink" delle pagine HTML saltano da un argomento ad un altro per evidenziare i "legami" Conseguenze a lungo termine-> Incapacità di acquisire da parte degli studenti capacità di sintesi autonoma. Incapacità di formulare un ragionamento che abbia più di tre passi di desuzione logica. Cosa si sarebbe dovuto fare? 1. Addestare prima gli insegnati NON ha utilizzare Word o PowerPoin ma programmi specifici per la didattica. Ovvero programmi che coadiuvassero lo studio. Ad esempio: * Editori di mappe concettuali. Permettono la costruzione semantica dei testi e ne permette lo studio sistematico * Motori di logica del primo ordine. Permettono la gestione di fatti e regole che goverano il pensiero umano. * Programmi per lo stidio della geometria. Permettono di "dimostrare" teoremi geometrici * Programmi per lo studio delle lingue straniere. Permettono di acquisire abilità linguistiche. Come si vede non sono programmi di "informatica" ma programmi informatici a supporto delle conoscenze. Questo sarebbe stato il vero supporto informatico. Perchè non è stato realizzato? Perchè vi sono stati molti dirigenti scolastici che si sono ubriacati di multimedialità e a quanto mi risulta adesso hanno pure esaurito la sbronza e non promuovono più progetti di multimedialità. Come vedi la mia posizione è critica ma è anche, con quella del Preside, quella minoritaria poichè il mondo è andato nella direzione su descritta trasciando dietro di sè molte risorse inutilmente. Quello che si può fare adesso e "raccattare" i superstiti e ricominciare a ragionare sul "core" dei problemi. In questa ottica l'interdisciplinarietà è desiderabile quindi che vengano artisti, poeti, filosofi, ecc ma solo se promuovano soluzioni per migliorare non per incensare! Opere che aprano la mente come fattor comune tra scienza e arte. Rosario Culmone Università degli Studi di Camerino Dipartimento di Matematica e Informatica |
30.05.06 18:59
carloi
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Cara Nadia, condivido con il professor Rosario Culmone l’esito della buona riuscita del convegno di Ascoli del 26 maggio e sulla necessità che questi “incontri” trovino maggior riscontro e siano auspicabili in ambiti più allargati. E’ questo un momento particolare che vede tutti noi impegnati nella ricerca di nuovi equilibri didattici che soddisfino le esigenze legittime di una società, la nostra, in continua e profonda trasformazione. E’ indispensabile conciliare le ultime esperienze che provengono dai nuovi settori della ricerca con quel retaggio culturale che da sempre caratterizza la nostra Accademia. Le difficoltà che incontrano gli studenti nel conciliare l’enorme quantità di informazioni, di cui una non esigua parte, di difficile estrapolazione, ci induce a pensare che, impartire lezioni non più rigorosamente contenute nei rispettivi ambiti specifici, sia auspicabile. Di qui la necessità, per gli studenti di accrescere le rispettive capacità di sintesi e di apprendimento dei meccanismi adatti a selezionare informazioni significative. Siamo quindi coinvolti nell’uso del linguaggio visivo come linguaggio parallelo nel processo del pensiero, in particolare nel tipo di pensiero che sfocia nell’intuizione primaria che è la fase iniziale del processo creativo. Poiché la creatività dipende dalla capacità di percepire nuove soluzioni a vecchi problemi e di creare nuove combinazioni sulla base di elementi o idee già esistenti oppure di vedere le cose in maniera del tutto nuova, attraverso il Disegno si ha la possibilità di vedere il mondo, le cose e le loro reciproche relazioni e/o interazioni in modo assolutamente unico. Il Disegno fa vedere ciò che diversamente resterebbe invisibile. Il pensiero visivo che si esplicita disegnando non è un surrogato del pensiero discorsivo: il Disegno non solo consente di dare forma visibile alle proprie idee ma essenzialmente si costituisce come un potente strumento di conoscenza che consente di rappresentare, esprimere e descrivere e comunicare chiaramente ciò che la parola non può e/o non riuscirebbe a descrivere allo stesso modo. Il Disegno ha una dimensione interculturale, interlinguistica e simbolica. Lo studio del Disegno è indispensabile per tutte le forme di comunicazione visiva comprese quelle digitali. La prima componente chiamata in causa dal Disegno è la mano: i primissimi segni infatti, sia per l’uomo preistorico, sia per il neonato, sono dei segni digitali, dei solchi tracciati con le dita, oppure delle impronte impresse con la mano. La mano è ciò che ha reso l’uomo U-MANO. La mano racchiude innerva in se medesima tutti i poteri dell’uomo; in ogni istante della sua vita tradisce le sue emozioni, trasmette i suoi sentimenti, manifesta le sue intenzioni, finalizza la sua volontà, materializza ogni sua idea e ogni suo pensiero. La mano, dunque, costituisce un formidabile modello cognitivo, infatti non si limita ad acquisire una sempre più fine abilità esecutiva, ma in quanto STRUMENTO DEGLI STRUMENTI (come viene definita dal prof. G. Di Napoli), è dotata di una illimitata e incipiente predisposizione ad apprendere ed eseguire molteplici attività fra loro anche diverse.Questa plasticità delle capacità di base – tattili, cinestesiche, prensorie, aptiche, gestuali – incentrate sul coordinamento occhio-mano-cervello, ha permesso all’uomo di costruire un rapporto sempre mutevole e una esplorazione del mondo esterno sempre ricca di informazioni , con le quali ha incrementato le facoltà della sua immaginazione spaziale e ha potuto sviluppare una particolare forma di intelligenza produttiva. “La mano è azione: afferra, crea, e a volte si direbbe che pensi. In stato di quiete non è un utensile senza anima…In essa permangono, in fase di riflessione , l’istinto e la volontà di azione …La mano ha fatto l’uomo. Alta nel vento, aperta e spartita come un ramo lo ha spinto a dominare i fluidi… Pare di vedere l’uomo dell’antichità respirare il mondo attraverso le mani, tendere le dita per farne una rete atta ad afferrare l’imponderabile” H. Focillon, Vita delle forme seguito da Elogio della mano, Einaudi. Quanto è debitore il pensiero estetico, logico, critico, progettuale, analitico al lavoro della mano? Ai sui pensieri materiali? A quali risultati e progressi l’umanità sarebbe approdata se i pensieri che l’uomo è stato capace di elaborare mentalmente fossero rimasti pensieri senza mani? Per questo la scelta della mano come pre-testo, come elemento simbolico per eccellenza di comunicazione e tema portante di questa mostra didattica di libri-oggetto disegnati ed elaborati dagli studenti del primo anno di Grafica e Decorazione del corso di Disegno dell’Accademia di Belle Arti di Macerata allestita all’interno della Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno. L’onnipresenza delle immagini e le modalità comunicative legate alla dimensione creativa digitale che caratterizza la cultura e lo spirito del nostro tempo ci spinge a riflettere su alcune forme espressive proprie del fare progetto che sperimentano e ricercano intersezioni tra il naturale e l’artificiale verso l’ideazione e quindi attraverso la rappresentazione di una” fauna di oggetti”: opere contemporanee per una società transculturale. Il disegno di progetto elaborato con tecniche grafiche informatiche sembra prediligere statuti espressivi fortemente ibridati e la multiforme realtà delle nuove “immagini” che percorrono un processo di metaforizzazione fondato sulla leggerezza, sulla trasparenza su un più coinvolgente rapporto fra il corpo e lo spazio. Nell’era della dematerializzazione (così definita da Maurizio Unali) il progetto si esprime attraverso concetti e segni fluidi, liquidi verso spazi dove anche la dimensione temporale trova una sua forma rappresentabile. La comunicazione , intesa come rappresentazione grafica, è elaborata e manipolata tramite tastiere, mouse, scanner, videocamere, ecc, e poi attraverso flussi di bit, memorizzata in banche dati. Sono rimasta affascinata dalla descrizione di Nicholas Negroponte a proposito di un bit: lo definisce come il più piccolo elemento atomico del DNA dell’informazione, , non ha colore, dimensione, o peso, e può viaggiare alla velocità della luce; i bit sono il DNA dell’informazione e stanno rapidamente sostituendo gli atomi come strumento di comunicazione tra gli uomini. “Il computer ti da la possibilità di realizzare cose che non potresti fare direttamente dalla mente alla mano” sostiene Peter Eisenman. Ma nel processo ideativo dell’architettura , il tradizionale disegno a mano libera sembra mantenere una sua insostituibile specificità espressiva. Il naturale rapporto tra “la testa e la mano”, tra il pensare e il comunicare si esprime attraverso il disegno libero. Chi pratica il disegno sa che le linee tracciate sulla carta alle volte anticipano il pensiero, visualizzano forme immediatamente disponibili alla verifica dell’idea mentale. Nella riflessione propria dell’atto del tracciare su una superficie , la mano segue il pensiero imitandone un modello, corregge i lampi dell’idea, misura l’invenzione fino a incidere una forma. Lo strumento informatico, per quanto evoluto possa essere , potrà mai possedere l’infinita saggezza della mano libera? Potrà sostituire culturalmente questo processo creativo? Questa è la sfida alla quale il terzo millennio si appresta a dare una concreta risposta anche e soprattutto per fronteggiare urgenze di comunicare solidarietà e cultura della pace. Personalmente sento il disagio di una responsabilità professionale che soddisfi le esigenze sempre più complesse di una società fenomenologica giovanile in contemporanea trasformazione, ma prendo atto e per “mano” la sfida. Teresa Marasca Docente di Anatomia Artistica e Disegno All’Accademia di Belle Arti di Macerata |
30.05.06 19:56
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dalla Newsletter Galileo 30 maggio 2006 ICT Una rete a due velocità I giganti delle telecomunicazioni contro la neutralità di Internet. Chiedono un pedaggio a chi fornisce servizi su banda larga. E connessioni più lente per chi non paga http://www.galileonet.it/Magaz... |
31.05.06 8:34
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02.06.06 22:48
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Leggendo l'intervento di Teresa Marasca penso a quanto sia importante cercare un rapporto + intenso possibile con chi nell'accademia di belle arti s'impegna in una didattica che interpreti il valore delle pratiche manuali. Dobbiamo, insieme, esorcizzare il rischio di una schizofrenia tra la dimensione naturale e quella artificiale dell'espressione umana. Senza dimenticare che ciò che definiamo artificiale è profondamente inscritto nella condizione umana. Per intenderci: artificiale è l'alfabeto e qualsiasi altra tecnologia espressa dall'uomo per commisurarsi con il mondo che cambia. Compresa la pittura. E' importante trovare l'equilibrio culturale tra le pratiche artistiche tradizionali e quelle innovative, a partire dalla radice comune della progettualità creativa. Potrà essere questo un buon punto di partenza x rilanciare questa esperienza condivisa. (carlo infante) |
20.06.06 16:28
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Concordo pienamente con l' affermare che il convegno ad Ascoli Piceno il 26 maggio è stato un successo. Peccato per il giorno in cui è stato realizzato in quanto essendo venerdì non c'è stata grande partecipazione da parte degli studenti della facoltà di architettura. Noi ragazzi dell'Accademia Belle Arti di Macerata siamo stati chiamati a partecipare grazie al Prof. Carlo Infante docente di Performing media. e alla Prof.ssa Teresa Marasca che ha dato la possibilità agli studenti del primo anno di Grafica e Decorazione del corso di Disegno di allestire all’interno della Facoltà di Architettura uno spazio nel quale presentare i loro lavori il cui tema era incentrato sul tema della mano come elemento simbolico di comunicazione. Alle 11 si è dato via al convegno.In tempo reale attraverso il bluethoout abbiamo aggiornato il blog del sito inserendovi le foto dell'incontro accompagnate da commenti pensati al momento creando un diario-blog dell'incontro. PAMELA MORGANTI allieva del corso performing media 4° anno multimediale all'Accademia Belle Arti di MAcerata. |
22.06.06 0:00
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Il convegno del 26 maggio 06 è stato un interessante itinerario sul tema "comunicazione". Comunicare la pace, con l'ntervento di Emergency, la scienza, con la presenza di docenti dell'UNICAM, ma soprattutto la creatività e l'arte, anche attraverso i lavori degli studenti della prof.sa Teresa Marasca, sull'idea della mano come strumento di conoscenza e comunicazione. Soprattutto anche sulla comunicazione in senso multimediale con le nuove tecnologie e i nuovi modi di interagire con gli altri e con la Rete nella rete stessa. Grazie proprio a queste nuove tecnologie che noi studenti dell’Accademia di Macerata, siamo stati in grado di aggiornare costantemente il blog del convegno, con foto e informazioni, e che ci ha permesso di dare vita a “Play Beckett”, una performance all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, ideata dal prof. Carlo Infante all’interno di un “mondo” virtuale completamente nuovo, quello cioè dei Mondi Attivi. Roberta Bastarelli studentessa all’Accademia di Belle Arti di Macerata, 4° multimediale del corso di Performing Media |
13.06.08 17:58
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02.08.08 14:49
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