29.09.06 0:24
carloi
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Un’altra informazione è possibile |
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sabato 30 settembre .ore 16.00 INCONTRO/DIBATTITO: “Un’altra informazione è possibile” sono invitati: Enrico Piovesana giornalista di Peace Repoter, Massimo Rossi Presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Riccardo Sollini operatore CVM comunità volontari per il mondo, Emanuela Bevilacqua volontaria di Emergency, interventi di Eugenio Ravo “CANTO PER TE”. --
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30.09.06 18:56
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(continua) |
30.09.06 17:09
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Eugenio Ravo, con la sua musica e la sua voce... |
30.09.06 17:22
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Sisa Merciai del Gruppo Emergency di Ascoli Piceno introduce il tema di Codicidipace 2006 e presenta gli ospiti |
30.09.06 17:29
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Massimo Rossi invita alla responsabilità e alla consapevolezza, ricordando vicende strumentalizzate e spettacolarizzate quali quelle dello tzunami... |
30.09.06 17:38
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Emanuela, reduce da un'esperienza in Sudan, racconta il proprio lavoro di volontaria di Emergency |
01.10.06 1:41
carloi
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Riccardo Sollini, di CVM. http://www.cvm.an.it/ COMUNITA’ VOLONTARI per il MONDO è un organismo di volontariato internazionale (associato a Volontari per il Mondo – FOCSIV) fondato nel 1978 da un gruppo di volontari rientrati in Italia dopo esperienze in Africa e America Latina. CVM promuove iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso i problemi legati allo squilibrio economico tra Nord e Sud del Pianeta, avanzando – nel contempo – proposte concrete di cooperazione interculturale e di solidarietà tra i popoli. I progetti che attualmente porta avanti nel Sud del Mondo (Etiopia e Tanzania): - Approvvigionamento idrico; - Prevenzione e controllo dell’HIV/AIDS - Ricongiungimento familiare degli orfani e bambini di strada In Italia è altresì impegnata, con il settore ESCI, nella promozione dell’educazione interculturale come educazione al cambiamento. |
30.09.06 19:00
carloi
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Enrico Piovesana e Riccardo Sollini |
01.10.06 1:37
carloi
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Enrico Piovesana E' giornalista professionista. Lavora a Peacereporter.net, dove segue la zona dell'Asia centrale e del Caucaso. E' stato in Afghanistan in qualità di inviato. http://www.peacereporter.net/d... |
01.10.06 1:43
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01.10.06 1:46
carloi
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Un momento di pausa |
01.10.06 1:47
carloi
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Eugenio Ravo chiude l'incontro con la sua lirica |
03.10.06 22:28
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Alcuni articoli di Enrico Piovesana Stati Uniti d'America - 25.9.2006 E-War Documento del Pentagono svela piani Usa per la conquista militare di Internet: troppo libera Il Pentagono ha deciso che per manipolare a proprio favore l’opinione pubblica interna e mondiale non basta più controllare i mass media: televisioni, radio e grandi giornali nazionali ed esteri. I generali Usa hanno stabilito che bisogna conquistare, e al limite distruggere, anche l’ultimo bastione della libertà d’informazione e di critica: Internet. Il dipartimento della Difesa intende “combattere la rete” in quanto essa rappresenta un “sistema d’arma nemico”, deve prendere il controllo di Internet così da garantirsi il completo controllo “di tutto il sistema di comunicazione globale” e con esso la capacità, in caso di bisogno, di “sconvolgerlo e distruggerlo”. Non è lo scenario orwelliano di un romanzo di fantapolitica. E’ la realtà scritta nelle 74 pagine di un documento segreto del Pentagono intitolato “Roadmap per le Operazioni d’Informazione”, datato 30 ottobre 2003 e recante la firma del segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld. (nel riquadro, la copertina del documento) |
03.10.06 22:29
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Guerra di propaganda sulla rete. Il documento, recentemente declassificato in base al Freedom of Information Act, stabilisce le linee guida di una strategia militare per combattere una guerra virtuale per la conquista della rete. Una strategia incentrata su “operazioni di guerra psicologica” (PsyOp, nel gergo militare Usa) e di “guerra elettronica” (E-War, Electronic Warfare). Lo scopo è quello di manipolare e controllare le informazioni diffuse in Internet, promuovendo quelle favorevoli agli interessi Usa e bloccando quelle che “favoriscono il nemico”. Le tattiche indicate sono molteplici. La creazione di portali globali di propaganda gestiti direttamente dal Pentagono ma non identificabili come tali, i quali raccolgano e diffondano informazioni che supportano le politiche Usa, informazioni prodotte in tutto il mondo da fonti di grande credibilità. L’istituzione di squadre speciali di hacker per operazioni si sabotaggio elettronico di siti di informazione nemici che diffondo notizie pericolose o sgradite al governo Usa. La diffusione di propaganda in territorio nemico via Internet “per manipolare i pensieri e le convinzioni del nemico”. Enrico Piovesana |
03.10.06 22:31
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La rete, pericolosa perché troppo libera. L’aspetto più inquietante che emerge da questo documento è che il governo degli Stati Uniti considera “nemici” non sono solo i siti Internet del nemico (ad esempio quelli legati ai gruppi integralisti islamici) ma la rete Internet tout court, percepita come un pericolo in quanto luogo in cui l’informazione circola liberamente. Prendere il controllo della rete per limitare questa libertà significa fare con Internet quello che è stato fatto con gli altri mass media: privatizzare e concentrare, creando grandi gruppi che detengano il monopolio della diffusione delle informazioni. Che tradotto in Internet significherebbe non più miliardi di siti web incontrollabili, ma pochi “affidabili” megaportali che ospitano pagine e spazi dai contenuti “certificati”. Una prospettiva non certo estranea ai progetti delle grandi aziende Usa del settore (Google, Yahoo, AmericaOnLine e Microsoft). Progetti che il Pentagono potrebbe decidere di sostenere. Non sarebbe la prima volta, nella storia degli Stati Uniti d’America, che si verificano convergenze strategiche tra interessi militari nazionali e interessi commerciali privati. Guerra per la libertà o guerra alla libertà? Dall’inizio della guerra globale seguita agli attentati dell’11 settembre 2001, il governo Usa ha fatto largo ricorso alla propaganda e alla censura per creare e mantenere il consenso dell’opinione pubblica nazionale e mondiale per creare una cortina fumogena attorno a tutto ciò che i cittadini non devono sapere. Una pratica che poco si addice a un governo che afferma di combattere una guerra mondiale per la difesa e la diffusione della democrazia e della libertà. Enrico Piovesana |
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